Coccini: arte in viaggio

Oggi parliamo di stoviglie, abbiamo incontrato “Coccini” coppia d’azione creativa con base a Bologna che semina parole e pensieri, in forma di cocci, nelle città. Ho ascoltato la loro storia ed è perfetta, perché è un’idea libera.

Creativo non è solo chi dipinge o scolpisce, è anche chi sa trasformare un incidente in un’opportunità d’espressione, così quando una tazza sfugge di mano e si rompe, il mondo si divide in due filoni: quelli che buttano la tazza nel bidone della spazzatura e quelli che hanno un’ispirazione.

Infatti “Coccino” non si nasce, si diventa. Nasci piatto, tazza, ciotola e se sei fortunato diventi un “Coccino”, lo diventi se luogo il tuo cammino da normale stoviglia di casa, incontri loro, “Coccini”

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Foto profilo di “Coccini”

Genesi di un progetto

Nel 2012, precisamente il 25 Marzo a Bologna la mancanza di uno shaker ha dato il via ad un progetto creativo di interventi urbani che ha ormai quattro anni e che conta ormai circa 270 “Coccini”. Infatti il tentativo di costruire uno shaker casalingo con una tazza ed altri oggetti di ripiego è stato un fallimento, ma il sacrificio della tazza (irrimediabilmente rotta) ha dato i suoi frutti: “Coccini” dopo aver scritto una frase suggerita da un’amica, hanno trovato un luogo adatto ed hanno abbandonato il primo pezzo. Da allora il duo ha sostituito al desiderio di dare un futuro ai cocci di quell’unica tazza sfortunata con un progetto di arte in viaggio, che mira a conquistare il mondo! Non si sono più fermate.

 

Travelling art project, born in Bologna and then spread to the rest of the world.

 

La componente geografica, come conferma il duo (sia a voce che sulle pagine dedicate al progetto), risulta fondamentale: su Instagram  potrete vedere la mappa per localizzare i coccini in Italia e Europa, perché è il luogo a creare la giusta ispirazione affinché nasca un “Coccino”.

 

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Dove trovare i Coccini? La mappa su Instagram 

Amici e famigliari portano i loro servizi al “sacrificio” nel nome dell’arte, potevamo essere da meno?

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Lillo, mentre mi aiuta a preparare gli scatoloni per “Coccini”. 

La parte più interessante di “Coccini” è il lavoro mentale che si cela dietro quello che all’apparenza può sembrare semplicemente un “simpatico riciclo”.

 

Schegge di pensiero

“Coccini” utilizzano ex stoviglie, a cui affidano un pensiero di autori e pensatori di tempi e luoghi diversi (scritto con un pennarello) e abbandonano la “scheggia di pensiero” in un luogo che le ha ispirate. A questo punto il pensiero è legato ad un posto, ma è decontestualizzato ed è per questo che è libero dal dover rappresentare il suo autore, il suo tempo, la sua cultura di riferimento, è libero persino dell’essere un “Coccino” cioè parte di un progetto. Coccini sono anche maturati con il tempo, sono forse diventati più rassicuranti nei confronti di chi li trova: all’inizio era così alto il valore conferito alla decontestualizzazione della frase e del coccio che non portavano scritto ne il nome dell’autore ne riferimenti al progetto.

Ogni volta che un coccino viene abbandonato gli viene scattata una bella fotografia che compare sia sul profilo Facebook , sia su Instagram che su Tumblr  e questo è quanto rimane a “Coccini” della scheggia di pensiero che hanno liberato, per il resto ogni pezzo avrà la sua storia, compreso il rimanere lì a scolorirsi al sole.

 

“La funzione dell'arte è di combattere contro le imposizioni.” – Amedeo Modigliani •

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Il coccino che non ti ho detto

Proprio come la bottiglia in mezzo al mare con un misterioso messaggio al suo interno che non sa dove finirà, la forza dei coccini è la loro libertà, la consapevolezza che lo stesso luogo può significare altro per altre persone ed ecco perché il coccino aspira al viaggio. Alle radici della Street Art c’erano i treni con i graffiti,  di quelli che ancora non erano chiamati artisti, che sfrecciavano tra le varie tappe delle stazioni della metropolitana. Ma dove sta il treno in una forma d’espressione così, se vogliamo, delicata? Il treno siete voi! I coccini, un secondo dopo che li avete notati, già vi costringono ad una scelta: potete lasciarli dove stanno, perché infondo stanno bene lì, potete portarli con voi, oppure potete continuare a farli viaggiare.

“Coccini” scrivono sulla loro pagina Facebook:

“If you find a potsherd….

– Of course you can keep it with you, but if you don’t feel like that you can place it somewhere else and take a picture. Just remember to publish it and let us know by private message, we’ll share the post on our page, but just if you want.

– If you want to make your own potsherds, you are very welcome to do that as well. Our page will keep featuring only the ‘shreds we placed ourselves, but why not making friends with other ‘shreds around the world?”

Potete quindi “adottare” un coccino perché lo sentite vostro o potete continuare a ritenerlo un bene comune, ed in questo caso, lasciarlo lì dove sta o in alternativa prenderlo e continuare a farlo vagare errabondo, abbandonandolo quando troverete il luogo più consono (avvisando “Coccini” dello spostamento). Viene proposto un passaggio in più, si perché qui l’intervento urbano siete voi a continuarlo, con le vostre scelte personali, il solo trovare un coccino e non raccoglierlo è una scelta di concetto relativa a chi siete. Non è come un graffito da guardare, non è come la Street Poetry da leggere, richiede una vostra azione. Vi viene richiesta da “Coccini” una responsabilità diretta e istantanea: “Cosa ne vuoi fare del coccino?” Che voi ve ne accorgiate o meno siete responsabili di quello che accadrà al coccino stesso, il concetto di bene comune diventa così piccino e insidioso ma con una sollevante verità, qualsiasi cosa scegliate di fare (Tenerlo? Lasciarlo? Spostarlo?) va bene. Siete assolti.

"La meta è partire" – Giuseppe Ungaretti •

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Un vaso di terracotta tra vasi di ferro

Don Abbondio (pauroso e debole come un vaso di terracotta tra vasi di ferro) o meglio il suo ideatore, Manzoni, non aveva incontrato “Coccini”, che sono l’esatto contrario (anche se di terracotta): rompendosi hanno trovato una loro consapevolezza di messaggeri e sono diventati “tipi tosti”:

“- The potsherds do not tolerate violence, racism, xenophobia, homophobia, transphobia, misoginy and any other form of discrimination.

– About featured authors, we are conscious that a large majority of writers, thinkers and artists has said and done problematic things from time to time. The inclusion of said authors in our collection of quotes is based on our appreciation of the specific quote in itself and not to be intended as a pass onto such problematic behaviours and views.

In any case we encourage our readers to point out contents that they might find offensive or inappropriate.”

Come potete leggere dalle parole della pagina Facebook i coccini sono emancipati: non tollerano di essere accostati ad un pensiero razzista, violento o discriminatorio, anche se questo dovesse derivare dall’autore stesso delle parole che recano, sono effettivamente solo un frammento del suo pensiero (non tutto il servizio completo), una scheggia di pensiero che viaggia impazzita per il mondo.

 

 

"Che Dio ci perdoni, e ci perdonerà. È il suo mestiere." – Marcello Marchesi •

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Alla prossima tazza che vi va in pezzi pensate a quanta ceramica trovano gli archeologi, non è esattamente biodegradabile…maglio riciclarla, no?

 

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Informazioni su Monia Marchettini

Appassionata ricercatrice di cose da imparare, sono laureata in Storia e conservazione dei beni culturali storico-artistici. Scrivo di Street Art perché mi piace, pare che sia un requisito fondamentale per fare le cose per bene...vedremo.
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Una risposta a Coccini: arte in viaggio

  1. Freti ha detto:

    Non ho capito….

    Mi piace

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