R.U.S.Co: a vostro rischio e pericolo

Sono andata (con un collaboratore) a vedere R.U.S.Co, che non è una galleria, non è un museo e no, non è un parco tematico…se andiamo avanti così giungeremo alla conclusione che R.U.S.Co. non esiste. Per molti infatti sarà così.

Cerchiamo di dare qualche spunto (dove sta? cosa vedrò?) senza rovinarvi il gusto di rischiare. “A vostro rischio e pericolo”, fidatevi, fa parte del contesto.

 

R.U.S.Co. nasce grazie ad alcuni artisti Bibbito, ExitEnter e JamesBoy e a Serendippo un’associazione culturale, molto attiva per la Street Art che agisce, in questo caso perché, dal degrado “nascano i fior”. Molti però ci vedono un’azione in risposta all’arte di strada snaturata dal suo contesto. Come risposta non è niente male.

Si è creato uno spazio libero di compartecipazione tra artisti, bellissimo. L’associazione  lo definisce “museo” o “museo effimero”, anche se virgolettato, e questo  mi solleva perché avevo già finito i sinonimi. “Posti transitori” è quasi un ossimoro, stanno ma vanno. Come la Street Art.. La fabbrica abbandonata, ex Zincaturificio bolognese, grazie al loro lavoro è già leggenda e nascono anche le prime bufale, smentite dall’associazione Serendippo.  Complimenti, ormai a R.U.S.Co. siete  mitologici come i vampiri e il chupacabra!

 

Il sito Urban Lives ha documentato l’esperienza grazie ad una partecipazione diretta con due bei reportage “Oltre 50 artisti ridanno colore ad una ex fabbrica a Bologna” (parte 1  e parte 2). A causa della mia formazione io invece tendo a valutare le mie esperienze di visita con un profilo abbastanza classico, non me ne vogliate.

 

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Un po’ di storia

A Bologna la parola rusco ha un suo significato: immondizia, spazzatura, pattume. Dal dialetto róssc , ad esempio al bidån dal róssc, cioè il bidone dei rifiuti. Vi potrebbero chiedere “Cosa ci andate a fare al rusco voi? Al rusco a guardare cosa?” Se non vi esprimete bene gli anziani a Bologna penseranno che andate in via Stalingrado a fissare i cassonetti, non lamentatevi se poi i giovani vengono guardati con sospetto. Rusco era anche il nome del cagnolino di un mio compagno delle medie, un trovatello, salvato appunto da un bidone del rusco (un nome simile al nostro “Fortunato Esposito”, ma di tipo “canino”). In fondo è così, è un posto “salvato”, il “Fortunato Esposito” delle fabbriche abbandonate di Bologna. Insomma, come ci viene insegnato dai libri di testo universitari, come futuri curatori,  R.U.S.Co. è un bel nome che richiama il legame con il territorio e si ricollega cosa c’è nel “museo”. Farà ridere ma è in regola con i migliori testi di museografia e museotecnica.

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A vostro rischio e pericolo

Rusco di nome e di fatto, perché gli street artist non hanno ripulito per fare il posto più “carino” per i visitatori. Hanno fatto bene, non potete andare a fare i “vorrei ma non posso” se entrate è violazione di proprietà privata (non è una cosa positiva), se non entrate dovrete accontentarvi di foto e video. Ad attendervi all’interno spesso non c’è nessuno, se non considerate la colonia di piccioni che vive lì, siete voi in casa loro, non il contrario, ma non è il caso di fare i schizzinosi per un po’ di guano. Abbellire ma non pulire, una contraddizione. Mi piace che vengano sottolineate le contraddittorietà di quest’arte: gli artisti fanno cose gratis, ma poi in atelier fanno opere per la vendita, oppure, alcuni lavorano su commissione ma poi altre opere non vogliono che vengano “salvate”. Non è questione di doppia personalità o il contrasto tra realtà e  “purezza dell’artista” (che si, non esiste), è che l’arte è il lavoro di un essere umano. Per quanto sembri strano, tutto questo è positivo, anche perché se critici e storici dell’arte non ne trovassero nemmeno una di contraddizione probabilmente starebbero parlando di un quadro dal valore artistico pari alle stampe dell’Ikea, quelle da mettere in cucina per dare colore: visto che le piante finte fanno tristezza e voi (se mi assomigliate) neanche il Photos riuscite a far sopravvivere. L’arte la fanno le persone, si agisce secondo il contesto, si segue l’ispirazione e il duro lavoro.

 

L’operazione di fare opere nelle fabbriche abbandonate è frequente (un esempio), ma qui si tratta a mio avviso di un gesto concertato che anche mia madre ha voluto vedere….e ho faticato a convincerla che gli artisti avevano lavorato gratis, che non volevano niente: “No mamma, nemmeno un caffè, cosa vuoi che ti dica, ne lasceremo uno sospeso , se c’è un bar che ancora li accetta”.

 

Ho parlato di un collaboratore, si tratta di Lillo.

 

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Ogni riferimento al “Meraviglioso mondo di Amelie” sarà represso nel sangue (però se farete click su Amelie partirà il tema  del film…non ho mai detto di essere perfetta…)

 

Come ben vedete Lillo nasce come ornamento kitsch per giardini, ma venuto a conoscenza del fronte di liberazione dei nani da giardino che li rapisce, li porta nel bosco e li spacca a mazzate, ha optato per un mestiere meno rischioso: il nano da Street Art. Il suo ruolo specifico è il “riferimento metrico” (lui preferisce “modello metrico”), cioè posa nelle fotografie per farvi capire quanto è grande l’opera. Lillo è alto circa 30 cm.

 

Alcune opere sono veramente di grandi dimensioni e gli artisti che hanno partecipato sono veramente molti, .

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Senza Lillo

 

DSC_0045Con Lillo, si quel cosino è Lillo (ricordo che è alto circa 30 cm). Credo sia importante avere un riferimento metrico in alcune occasioni, inoltre il nano di plastica pesa pochissimo, costa poco, sta in piedi da sé e mi permette di non andare in giro con una stadia. Non mi sembrano caratteristiche da sottovalutare.

 

È fondamentale comprendere che non solo si tratta di un’esposizione “museale” diversa da quelle a  cui siamo abituati, infatti non è un museo, ma si distingue anche dalle esperienze di Street Art ospitate in precedenza  in altre fabbriche abbandonate: a Rusco  sono stati chiamati gli artisti a raccolta e anche il pubblico ha un suo target (nei musei si preferisce dire “fascia di visitatori”), si è sentito il dovere di specificare inoltre la natura illegale dell’operazione (oltre che la sua effimera durata) e si è pensato ad una visita  “virtuale” per chi vuole vedere ma non può perché è lontano, perché è fisicamente impossibilitato o non gli piace l’idea di “rischiare”.  Ora c’è anche un bel video  grazie alla collaborazione di Humareels .

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Sono lavori realmente imponenti (Lillo, lo ricordo, è 30 cm circa)

Riuscirete a orientarvi (o a disorientarvi) a vostro piacere grazie ai “fossi”, si insomma, dei buchi nel suolo, recintati con strisce rosse e bianche che vi invoglieranno a stare a distanza o a rompere definitivamente le regole (speriamo siate abbastanza agili da rompere solo quelle).

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Sono opere  del lavoro di più di 50 artisti rimando a questo link

 

Ho deciso di non palesarvi troppo, ad esempio non vi dico il numero civico, ma se leggete bene i link trovate tutte le informazioni che vi saranno utili a trovare il posto.

R.U.S.Co. è un inno all’arte effimera, precari noi, precaria l’arte e precari anche questi muri che verranno, come da progetto, abbattuti (sfrattando una intera colonia di piccioni).

wp-1460710210511.jpeg Saluti da Lillo

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Informazioni su Monia Marchettini

Appassionata ricercatrice di cose da imparare, sono laureata in Storia e conservazione dei beni culturali storico-artistici. Scrivo di Street Art perché mi piace, pare che sia un requisito fondamentale per fare le cose per bene...vedremo.
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