Coccini: arte in viaggio

Oggi parliamo di stoviglie, abbiamo incontrato “Coccini” coppia d’azione creativa con base a Bologna che semina parole e pensieri, in forma di cocci, nelle città. Ho ascoltato la loro storia ed è perfetta, perché è un’idea libera.

Creativo non è solo chi dipinge o scolpisce, è anche chi sa trasformare un incidente in un’opportunità d’espressione, così quando una tazza sfugge di mano e si rompe, il mondo si divide in due filoni: quelli che buttano la tazza nel bidone della spazzatura e quelli che hanno un’ispirazione.

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R.U.S.Co: a vostro rischio e pericolo

Sono andata (con un collaboratore) a vedere R.U.S.Co, che non è una galleria, non è un museo e no, non è un parco tematico…se andiamo avanti così giungeremo alla conclusione che R.U.S.Co. non esiste. Per molti infatti sarà così.

Cerchiamo di dare qualche spunto (dove sta? cosa vedrò?) senza rovinarvi il gusto di rischiare. “A vostro rischio e pericolo”, fidatevi, fa parte del contesto.

 

R.U.S.Co. nasce grazie ad alcuni artisti Bibbito, ExitEnter e JamesBoy e a Serendippo un’associazione culturale, molto attiva per la Street Art che agisce, in questo caso perché, dal degrado “nascano i fior”. Molti però ci vedono un’azione in risposta all’arte di strada snaturata dal suo contesto. Come risposta non è niente male.

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Street Art. Storia, controstoria, tecniche e protagonisti (Recensione)

Ho deciso di recensire un libro, “Street Art. Storia, controstoria, tecniche e protagonisti” del Professor Duccio Dogheria  (Giunti, 2015). Tranquilli ho esperienza, ho fatto moltissime schede del libro alle elementari. Una garanzia. Il 30 Marzo sono andata alla presentazione del volume alla Libreria Coop Zanichelli, intitolato “Una, nessuna, centomila Street Art” . Mi aveva incuriosita, forse per la mancanza del nome di Banksy e (co)mpagnia.

L’incontro ha coinvolto la Fondazione Gramsci Emilia Romagna  con il Professor Carlo Branzaglia (Accademia di Belle Arti di Bologna), il Professor Giacomo Manzoli  (Dipartimento delle Arti) e Sara Manfredi , di Cheap  (che presentava il volume riassuntivo di tre anni di festival). 

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13€

Sono stata alla mostra Street Art Banksy&co (L’arte allo stato urbano) ed ho il magone.

Questo articolo non parla strettamente di Blu, di come si è venuti in possesso delle sue opere (non solo delle sue), sicuramente non parla del suo gesto già commentato da altri più esperti e nemmeno delle polemiche che ne sono seguite, se vi interessa vi mando direttamente a Giap  dei Wu Ming che da giorni gestiscono una conversazione che è ormai gigantesca e rispondono ai commenti con una pazienza certosina. Ormai è un carteggio fondamentale per la riflessione sulla Street Art.

Quello di cui invece parliamo è la mostra, cercherò di farlo nei suoi lati tecnici: anche la mostra più innovativa ha delle regole,  sopratutto se c’è la prospettiva di dover parare il colpo di aspre critiche e detrattori che sanno il loro mestiere.

La mostra, anche se didattica e per sua stessa ammissione in questo caso, quasi sistematica, non è un museo. Deve dare tutto, con variazioni minime, nei pochi mesi in cui rimane aperta, non è un processo in divenire o una istituzione che prevede una lunga durata, è il culmine di una ricerca. Insomma, indietro non si torna.

Come fa notare l’articolo di Vice l’allestimento è per le sue dimensioni impegnativo e un po’ di dubbi l’intera operazione li fa venire, ma qui è la giusta cura data alle opere che manca. A parte la lontananza siderale dal mondo della Street Art, qui è il mestiere del curatore, a soffrire: ogni opera sembra orfana. Io non sono una giornalista, quindi procederò per punti, ma sono punti così grossi nel mondo dei curatori che anche se sei solo una studentessa (come me),  sembrano palloni aerostatici.

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La Bologna del Blu che non c’è più

Questo sarebbe dovuto essere un bel blog ordinato, con interviste e riflessioni sulla street art, fotografie, aggiornato costantemente dopo un bel post di presentazione che vi illustrava il progetto.

L’idea è fallita in partenza, il primo post di presentazione lo rimandiamo a giorni più propizi. Perché vedete, nella mia città, Bologna, si è consumato un “fattaccio” che, se non fosse stato per la gente coinvolta, sarebbe finito in un trafiletto di cronaca locale sulla pulizia delle città e il decoro, liquidato come stramberia dei soliti centri sociali. Lo sapete tutti ormai: Blu, ha preso un rullo e ha dato di bianco alle sue opere, anzi di grigio. Tra quelli che con dolore accettano il gesto di protesta, ci sono molti amanti di questo tipo di movimento di espressione visiva, su Giap dei Wu Ming potete passare un giorno, anche due, a piangere e incazzarvi. E dopo potete spararvi il dvd di Bambi per andare a dormire definitivamente emotivamente distrutti. Diciamolo subito, a chi non è adatto a questo post: a chi crede che la street art sia un’avanguardia e, siccome writer fa ragazzaccio inglese che rovina i muri, chiama gli artisti “muralisti”, per poi schiaffare la parola “culo” a fine articolo e far vedere che, se si impegna, il “ragazzaccio” lo sa fare pure lui. Se secondo voi le cose stanno così, quello che segue non vi piacerà. Continua a leggere

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